
Il XV Rapporto “Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia 2025”, pubblicato il 22 luglio 2025 dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, fotografa la condizione occupazionale dei cittadini stranieri in Italia e mette in evidenza luci e ombre
1. Presenza e incidenza occupazionale
- Nel 2024, gli occupati stranieri sono 2.514.000, ossia il 10,5 % del totale degli occupati in Italia.
- Il tasso di occupazione per i cittadini non UE è stato pari al 57,6 %, rispetto al 61,6 % tra gli italiani.
- Il tasso di disoccupazione per i non UE è sceso al 10,2 % (mentre tra gli italiani è del 6,1 %).
- Il tasso di inattività (non in cerca di lavoro) si attesta al 31,7 % per i non UE, contro il 33,7 % per gli italiani.
Settori, assunzioni e difficoltà del mercato
- Il settore con la più alta incidenza di lavoratori stranieri è “Altri servizi collettivi e personali” (30,9 % del totale), seguito da Agricoltura (20 %), Alberghi e ristoranti (18,5 %) e Costruzioni (16,9 %).
- Nel 2024 sono state attivate quasi 2,7 milioni di nuove relazioni di lavoro riguardanti cittadini stranieri: rappresentano il 25 % del totale delle attivazioni contrattuali.
- Le imprese di industria e servizi hanno programmato oltre 1 milione di assunzioni di lavoratori stranieri (quasi il 20 % del totale), ma nel 54,7 % dei casi hanno segnalato difficoltà di reperimento.
Disuguaglianze e criticità
- Divario di genere: le donne straniere non UE risultano fortemente discriminate rispetto agli uomini, con un tasso di occupazione inferiore di quasi 30 punti percentuali.
- Disparità tra comunità:
• Egiziani: tasso di occupazione maschile 76 %, femminile solo 4 %.
• Filippini: tasso di occupazione dell’82 %, mentre per i tunisini è al 43 %. - Infortuni e sicurezza sul lavoro: gli stranieri hanno subito il 23,1 % degli infortuni registrati nel 2024.
- Retribuzioni inferiori: la retribuzione media annua dei lavoratori non UE è inferiore del 30,4 % rispetto alla media nazionale, dovuto alla concentrazione in ruoli meno qualificati e a un minor numero di giornate lavorate
Problematiche principali legate all’irregolarità
Sulla base delle informazioni del Rapporto + fonti esterne, e anche da letteratura sul lavoro migrante, ecco le principali criticità che emergono:
| Problema | Impatti diretti / conseguenze |
|---|---|
| Sfruttamento / condizioni di lavoro degradate | Gli irregolari spesso accettano condizioni peggiori: orari lunghi, meno tutele, sicurezza ridotta, sanità/assicurazione carente. Ciò favorisce infortuni, malattie non denunciate, scarsità di protezione sociale. |
| Retribuzioni inferiori e lavoro sotto-qualificato | Anche tra gli stranieri regolari, il Rapporto segnala che molti svolgono mansioni per le quali sono sovra-qualificati, o sono concentrati in lavori poco qualificati. Per gli irregolari, la situazione è spesso peggiore. |
| Barriere all’accesso ai diritti e servizi | Senza permesso regolare o con documentazione carente, è difficile accedere a diritti previdenziali, assistenziali, a controlli sanitari, a rappresentanza sindacale. |
| Vulnerabilità legale e rischi di abuso | Maggiore rischio di sfruttamento, lavoro nero, violazioni contrattuali, minore capacità di far valere i propri diritti per timore di sanzioni o espulsione. |
| Effetti socio-economici più ampi | Disuguaglianze, esclusione sociale, maggiore povertà. Per le comunità straniere, i minori tassi di occupazione, i divari retributivi, la precarietà pesano anche sulla coesione sociale. |
| Competitività sleale / distorsione di mercato | L’uso di lavoro irregolare da parte di alcune imprese può abbassare i costi di produzione, penalizzando le imprese che rispettano le regole, e favorendo un “mercato sommerso”. |